ASPETTANDO IL PROPRIO TEMPO
*UN MIO BREVE RACCONTO, qui in sospeso, PER ADDOLCIRVI LA GIORNATA*Era sempre lì, assieme alle altre. Ogni giorno faceva chilometri e noiosi chilometri, ma nulla, non era ancora arrivato il momento. Da lì vedeva molte macchie, macchie grandi e scure che non riusciva a distinguere poiché era ancora troppo lontana. Giorno dopo giorno, incuriosita sempre di più si chiedeva, e chiedeva anche alle altre più anziane e preparate, ma meno curiose ed impazienti, cosa fossere, come fossero, quante fossero e quando le avrebbe raggiunte. Nessuna le rispose, nessuna poteva risponderle; eppure una volta anche loro erano come lei, giovani e fresche, impazienti ed indagatrici e piene di vitalità con un sogno in comune ovvero abbandonare quel luogo per cambiar vita. Forse tutto ciò era svanito, accantonato in un angolino della loro mente poiché vennero a conoscenza del fatto che alcune di loro non erano più riuscite a tornar lassù. Ma la piccola, ingenua ed inesperta, continuava a sperare e a sognar quel giorno. Ora basta. L’attesa diveniva sempre più straziante, snervante e in lei iniziavano a nascere questiti inutili. “Ada!Ada! Eppure sono stata brava!” diceva a quella più anziana. “Ada!Ada! forse un po’ troppo impaziente, curiosa e capricciosa, ma che c’è di male, io voglio andare.” La più anziana rispose “Musetta!non ora!”. Ma qualche giorno dopo, una sera tutto cambiò. Un vento forte, ma forte forte, in poco tempo le portò nella fredda Europa del Nord. Lampi e tuoni stavano per preannunciarsi e preannunciare anche quel momento ovviamente. Non poteva farsi cogliere di sorpresa, così balzò in piedi e impettita disse: “Ada!Ada! Ci siamo, eh?! Ci siamo?!.” “Si, Musetta, pronta e composta.” “Ada!Ada! Ma come faccio a capire quando tocca a me, eh!?” “Musetta, ordine! Ordine Musetta!.” “Ada!Ada! tocca a me? Tocca a me, eh?!” “Musetta, in riga! Quando arriverà il tuo momento lo sentirai.” Per tutto quel tempo la piccola aveva pensato di essere in grado di affrontare quel momento, ma si accorse che non era così. Era talmente eccitata che non capiva più nulla. Ecco che alcune iniziarono a lanciarsi; prima una ad una, poi due a due, poi tre a tre poi…tutte assieme! La piccola esitò un attimo, scorse il musetto che ora le sorrideva e guardò giù nel vuoto. Allora prese un respiro poi uno un po’ più grande, contò fino a tre, tre e mezzzo e poi ...
*E POI CONTINUA, qui nelle mie cartacce, E SE VUOI SAPERE COME BASTA CHE TU ME LO CHIEDA.*
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